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2 – bb Gaeta IL FONDACO DEL SALE

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IL FONDACO DEL SALE

Da una ricerca fra le foto ed i testi storici della città di Gaeta

“MEMORIE STORICHE DELLA CITTA’ DI GAETA”

Conte di Castelmola D. Onorato Gaetano d’Aragona

In Gaeta  da tempi remoti esisteva un Fondaco dei sali,che fino al 1752 stava in un basso del palazzo Guastaferri: ma quando in quell’epoca il Governo dei Borboni fece costruire nel regno quattro fondaci di deposito de’ sali, che furono, Napoli, Salerno, Gaeta e Castellammare, il detto deposito passò in questo edificio che sta al largo del Municipio. Infatti, sul cornicione del fondaco di Gaeta vi è una pietra a guisa di stemma, in cui sta scritto: “Governo de’ sali de’ quattro fondaci”.

Nel restauro di esso, eseguitosi nell’anno 1872, questa pietra, per isbaglio, fu messa sul culmine del fabbricato, mentre doveva mettersi in cima al bel portone di marmo.E’ vero, che tutto il detto fabbricato apparteneva al Demanio dello Stato; ma esso  è composto da due piani. Il pian terreno è adibito a fondaco de’ sali, ed il superiore serviva per magazzino di deposito de’ grani per l’annona della città e sul cui cornicione sta scritto: “Almae Cereri“. S’ignora come dal Comune sia passato al Demanio, il quale vi ha tenuto il panificio militare fino a pochi anni fa,  quando, costruitosi nel Castello nuovo un grande panificio per la truppa, restò vuoto, ed il predetto Demanio l’ha alienato.

L’acquirente cominciò a farvi dei restauri, e nel demolire un muro intermedio, trovò una cassa di marmo rettangolare lunga due metri e larga ed alta una rotta nel lato sinistro, che ivi era stata posta a base del muro. Dalle iscrizioni che vi stanno scolpite risulta essere questo il sepolcro di Bartolomeo de Uliaris da Padova Abate Cassinese della Trinità di Gaeta morto il 16 aprile 1396. La cassa è stata trovata vuota, e chi sa come dalla chiesa del monastero sia stata costà trasportata.

foto

Interno del locale:

GAETA

QUI SI PAGANO AL MISURATORE

TORNESI TRE PER CIASCUN

TOMOLO DI SALE E COSI’ A

PROPORZIONE PER L’ALTRE MISURE PICCOLE

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Le dogane sono state ognora (1885) dipendenti dal Ministero delle Finanze. Gaeta ha avuto sempre la residenza di Capo Circolo, che si chiamava Controllore, ed ora chiamasi Sotto Ispettore, con una forza armata che ne dipende. Le Dogane si dividevano in due categorie: gabelle e privative. Quellla delle gabelle serve a riscuotere i dazi di immissione e d’esportazione, ed è servita da un ricevitore e due commessi. Quella delle privative per lo smercio dei sali e tabacchi, prima del 1873, era servita da un ricevitore e da un commesso e teneva un fondaco o magazzino di deposito e sfondacazione: ma a quell’epoca, serve a solo deposito dei sali per somministrazione ai grandi magazzini di sfondacazione, che sono Gaeta stessa, Sessa, Avezzano, ed al suffondaco di Formia, ed è servito da un ricevitore e da un controllore. Il magazzino di sfondacazione di Gaeta pei detti sali e tabacchi, sito al largo del Duomo, e che provvede di questi generi i botteghini di venditori al minuto è servito da un ricevitore, che si chiama magazziniere.

Olio su tela di Frans Vervloet
Una stampa del 1860
Olio su tela di Frans Vervloet 1849 – il Fondaco del Sale ed il Palazzo Reale

– Il fabbricato fu costruito sicuramente prima del 1752, e come prima destinazione ebbe quella di nuova sede del Fondaco di deposito dei sali, che durò fino al 1860-61 quando la sede di Gaeta, fu trasferita per necessità logistiche ed altre a Formia.

Durante l’assedio di Gaeta passò dal Comune al Demanio che vi tenne il panificio militare fino al 1870,quando nel Castello venne costruito un altro grande panificio per le truppe dello Stato Italiano da poco costituitosi.

 

Tratto dalla rivista “GOLFO FLASH” del 15/7/1975 – direttore DANTE PIGNATIELLO

La ricerca che “Golfo Flash” sta compiendo di vecchie ma belle fotografie dei centri del sud Pontino – ed alla quale invitiamo anche i lettori, ai quali restituiremo subito integre le foto che vorranno cortesemente farci riprodurre – è stata particolarmente fortunata questa volta. Questo “Flash Bach” di Gaeta è infatti assolutamente raro ed originale e risale al 1906, uno degli anni della “belle epoque”della città. Non è una veduta, ma un particolare che dimostra come allora la città primeggiasse anche nelle sue attrezzature commerciali. Ecco infatti, nella fotografia messaci gentilmente a disposizione dal Signor Rocco Parrella – il ricordo di quello che era uno dei “grandi magazzini” della città, di quelli che oggi si chiamano, con un brutto termine, “supermercati”. Si tratta del “Bazar” del quartiere Sant’Erasmo, ricco di belle ed artistiche vetrine e che era allogato nei saloni dell’antico Palazzo del “Governo dei Sali”, al centro della attuale Piazza Traniello, e che si chiamava, forse con un po’ di pomposità “Gran Bazar Universale” nel quale si poteva comprare di tutto. Un ricordo della prosperità e della animazione della vita cittadina di allora.

 

Giuseppe Collaro,

 

Nato a Gaeta il 10 gennaio 1856, morto il 23 maggio 1923. Proprietario del “Gran Bazar Universale” fondatore e sovvenzionatore di una delle Bande musicali dell’Epoca.

 

 

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Tratto dalla “GAZZETTA DI GAETA” DEL 25/05/1981 diretta da GAETANO ANDRISANI

La presenza a Gaeta dei militari del presidio e della squadra navale dà occasione alle bande ed alle fanfare dei vari corpi di tenere in piazza alternativamente con quelle locali o fatte pervenire da fuorinelle grandi ricorrenze.Non di rado sono almeno due i complessi tra i più rinomati dell’epoca ad esibirsi ininterrottamente uno dopo l’altro, su opposti palchi, quasi a gara, mentre il popolo giudica l’esecuzione dei vari pezzi musicali con applausi appassionati più o meno intensi. Alla direzione delle bande cittadine (quasi sempre due per la nota suddivisione tra i rioni S. Erasmo e Borgo, quest’ultimo comune autonomo dal 1897 al 1927 con il nome di ( Elena) si susseguono i maestri Tommaso Villani, Armando de Conca ed il Cav. Ercole Montano, In Gaeta storica, Giuseppe Pellegrino, Cosmo Percuoco ed Erasmo Ciano in Elena, in seguito sezione Portosalvo di Gaeta.

Nella città cinta da mura la banda musicale viene finanziata da un facoltoso mecenate, il signor Giuseppe Collaro, proprietario del “Gran Bazar Universale” , il più grande magazzino dell’epoca, sito nei locali dell’antico Fondaco del Sale, in cui si può comperare di tutto. Un certo Cristofaro ne è il factotum e le ricche vetrine sono date in affitto agli espositori di altre ditte della Città. I fotografi Santoro-Camelio ne hanno appunto una a disposizione, ma si ricorda particolarmente quella contenente una vistosa bambola detta “Mammandran” (mamma grande). In un basso di palazzo Gattola-Migiarra in piazzetta del Leone (a fianco del Municipio) gli allievi musicanti frequentavano un apposita scuola sovvenzionata dal sig. Collaro, che provvede all’acquisto degli strumenti, ma non mancano i sussidi comunali. E’ così che la banda cittadina raggiunge un buon livello di preparazione e nei vicini paesi come Cellole, Carinola, Sessa, Minturno ed Itri, era richiesta per le festività religiose.

RICORDI DI MARIA CIVITA COLLARO

Il 23 maggio 1923 moriva Giuseppe Collaro all’età di sessantasette anni, la giovane vedova, Sasso Maria Assunta, aveva 23 anni, e con l’unica figlia nata dal matrimonio Maria Civita di appena due anni, si trovò da sola a gestire un attività commerciale, che negli anni precedenti era molto fiorente.

Nel 1925, il 25 del mese di gennaio, Maria Assunta Sasso, si risposava con un giovane siciliano della sua stessa età, 26 anni S.B., ex maresciallo degli Arditi. Purtroppo il nuovo matrimonio, non durò a lungo , infatti nel marzo 1926 S.B. dopo aver dilapidato tutte le ricchezze della famiglia, espatriò per il nuovo mondo, recandosi in Argentina. Rimasta sola, delusa e preoccupata per il futuro della piccola figlia Maria Civita,  Assunta Sasso, chiude il Gran Bazar Universale ed affitta il locale e l’appartamento sopra di esso, a Giovanni Traniello, che lo trasformò in Caffè. In quell’epoca non si chiamavano Bar, esistevano ancora i nomi italiani, era nato il “GRAN CAFFE’” di Giovanni Traniello, che per ben trent’anni fu uno dei locali più rinomati di Gaeta S. Erasmo.

GRAN CAFFE’

BAR PARRELLA

Anni sessanta, le foto del “BAR PARRELLA” aperto nel mese di marzo 1959 dalla figlia di Giuseppe Collaro, Maria Civita Collaro. La prima in bianco e nero mostra il bel portale in marmo citato dal Conte di Castelmola, nel Libro “Memorie storiche della città di Gaeta“. La seconda a colori, tratta da una cartolina del periodo, una suggestiva veduta estiva di Piazza Traniello, non ancora assediata dal traffico e dalle infrastrutture mobili o fisse dei locali di oggi.

Veduta del 1964

 1973 – Maria Civita Collaro e Rocco Parrella hanno deciso di affittare il locale e chiudere il “BAR PARRELLA”, in quanto nessuno dei sette figli aveva intenzione di continuare l’attività. Finalmente dopo tanti anni di duro lavoro, (gestire un locale pubblico è molto impegnativo), Rocco si alzava alle cinque del mattino per accendere la macchina del caffè,  si rasava la barba, e poco dopo apriva il locale che chiudeva solo a tarda sera. Il periodo più fiorente è stato quando dalla Francia si trasferì a Gaeta il Comando della VI° Flotta Americana, che ancora oggi è presente con la sua nave ammiraglia attraccata al Molo S. Antonio. Nel 1967 la nave ammiraglia era la USS LITTLE ROCK con un equipaggio di 992 unità, tra marinai ed ufficiali. Gaeta non era ancora pronta con locali come Night Club e  American Bar, per cui la maggior parte dei giovani militari in libera uscita, affollavano il “BAR PARRELLA“.

Ristorante Alla Saliera

Era il 14 marzo 1973, quando un giovane imprenditore della provincia di Caserta, rileva l’attività di Rocco Parrella ed apre il Ristorante ” Alla Saliera“. Inizia un altra storia che durerà per circa trenta anni, Mario la Saliera, come tutti lo chiamavano, fino al 2003.

e la Storia continua

 

3 aprile 1997                                                                                  

Giuseppe Pignatiello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Stemma ballerino

Nel 1752 il Governo dei Borboni fece costruire nel Regno delle Due Sicilie, quattro Fondaci di Deposito dei Sali, che furono, Napoli, Salerno, Gaeta e Castellammare, quello di Gaeta si trovava al centro dell’attuale Piazza Traniello. Infatti sulla facciata, vi è una pietra a guisa di stemma, in cui sta scritto: “Governo de’ sali de’ quattro fondaci”.

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1920 FOTO STEMMA ALTO SENZA SCRITTA

Nel restauro, eseguitosi nell’anno 1872, questa pietra fu spostata, dalla  cima del portone di marmo, al culmine del fabbricato.

Nel 1931 quando fu ristrutturato il secondo piano,

fu ricollocato nella sua posizione originale.1931 CAFFE TRANIELLO

portale la Saliera

Category: Bed & Breakfast