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1 – B&B – Gaeta notizie storiche

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Tre millenni in 3 colonne

Le vicende storiche di Gaeta

da un articolo di Dante Pignatiello del 5 marzo 1955 IL GIORNALE D’ITALIA

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Questa vetusta città che incide ed orna l’ampio golfo a cui da il nome si ritiene fondata dai Pelasgi la cui origine risale ad un millennio innanzi all’era volgare. Il suo fascino misterioso e la sua bellezza maliosa riportano, chi volesse indagare sul suo passato, nell’aere favolosa del poema omerico.

Dodici secoli avanti Cristo, Ulisse indugiò a lungo nei suoi pressi, attratto dalla sua maliarda bellezza. Ricorda, infatti, Dante, nel sedicesimo canto dell’”Inferno”: “…quando mi dipartii da Circe che sottrasse me più di un anno là presso Gaeta….”. Dall’affermazione di Dante – che indubbiamente ripete da Virgilio quando nomina Gaeta, nel compianto della dolce nutrice di Enea – abbiamo le prove vive dell’esistenza della città sin da evi remoti.

A maggior prova si può arduire (dato che le origini del nome per studi recenti (1955) non si fa più risalire a “Cajeta” che Enea, nel dare l’ultimo tributo d’affetto filiale alla nutrice, abbia voluto tumularla non su rive remote e selvagge, ma in un luogo ridente per armonie di bellezza e celebre per agglomerato costituito. Diodoro Siculo Strabone e Servio danno a Gaeta un età anteriore alla guerra di Troia.

Gaeta si immerge nel cobalto di un mare da Odissea che lambisce i suoi dolci lidi e le sue aspre rocce e rende più incantevole la maestosa mole del suo promontorio, vera formidabile fortezza naturale, che tante vicende guerresche hanno resa famosa.

La sua particolare posizione, che garantiva la difesa e facilitava i traffici marittimi, contribuì certamente a creare la prosperità dei suoi primi abitanti. Con la costruzione della via Appia i romani, affascinati dalle attrattive del luogo, vi costruirono ville, giardini, mausolei e persino piscine. Sono celebri le costruzioni di Scipione l’Africano, Lucio Munazio Planco, Lucio Atratino, Tiberio Claudio Nerone Valerio Flacco, Antonino Pio, Annia Faustina e Gneo Fontejo. Molte di queste opere esistono tutt’oggi ben conservate.

Storia travagliata

Gaeta nella sua evoluzione acquistò via via maggiore importanza e la sua travagliata storia la fece una delle più celebri città del Mezzogiorno Italiano, Costantino Porfirogenito nel “ De Amministrando Imperio” la pone al quarto posto, dopo Capua, Napoli e Benevento, come vero urbs antigua et magna. Cicerone definì il suo porto celeberrimuum Cajetae portum plenissimum navium.

La posizione di Gaeta destò la cupidigia di molti dominatori, che se la contesero col ferro e fuoco. Essa ebbe però il privilegio di governarsi per molto tempo sa sé, dominando il vasto e ricco territorio, che va da Monte Circeo al Garigliano, Terracina, Fondi, Itri, Mola di Gaeta (oggi Formia) ed altri centri vicini, furono sottoposti al suo governo. Il dominio marittimo comprendeva pure tutte le isole Pontine.

Gaeta ebbe il privilegio di coniar moneta, di stendere trattati di pace, di eleggere i propri governanti e darsi illuminanti e sapienti statuti civici. Non fu mai feudo di signorotti ed i suoi capi si chiamarono “Ipati”, “Consoli” e “Duchi”, in parità con quelli di Venezia, Napoli e Amalfi. Fu Repubblica Marinara con una propria flotta e gareggiò con Genova e Pisa anzi agli albori di questa nuova forma di organizzazione di vita italiana, fiorì in anticipo sulle altre repubbliche.

Dimora di Papi

Papi, Imperatori, Re e Principi di ogni nazione dimorarono a Gaeta . Santi come il poverello di Assisi, Filippo Neri ed il Monaco Nilo vi trovarono asilo. Da eroica città Gaeta sostenne dodici lunghi e sanguinosi assedi, mentre nei suoi cantieri si costruivano intere flotte. Le vicende storiche fortunose fecero crescere la sua potenza e la sua ricchezza, in modo da essere scelta dai rapaci capitani dell’epoca come nemico da debellare e terra da saccheggiare.

Gaeta ebbe uomini illustri come Papa Gelasio II, il dotto Cardinale De Vio, lo storico Torcagnota e l’Abate Gattola; guerrieri come Bausan e Cosenz; navigatori come Giovanni Caboto; celebrati pittori come Sebastiano Conca e Pulzone. La flotta gaetana cooperò alla vittoria di Ostia contro i Saraceni (849) celebrata da Raffaello; l’esercito gaetano li sconfisse nella battaglia del Garigliano (915) inseguendoli con la spada alle reni fino a Nocera.

All’inizio del Medio Evo Gaeta è sotto l’Impero d’Oriente, per costituirsi nell’ 866 in ducato indipendente sino al 1140, quando passa a far parte della monarchia Normanna. Nel 1266 acclama suo Re Carlo I D’Angiò. Nel 1420 passa sotto il dominio degli Aragonesi. Nel 1495 viene presa da Carlo VIII di Francia a cui viene ritolta dagli Aragonesi un anno dopo. Nel 1501 è ceduta ai fracesi e poi ripresa dagli spagnoli nel 1503. Carlo V, nel 1536, la cingeva di massicci bastioni da terra e da mare per elevare la città alla pari delle più formidabili fortezze d’Europa”. Purtroppo, la morsa delle mura, le impedì ogni altra espansione strozzò commercio e industrie arrestò il fiorente traffico marittimo e le impedì di progredire. Da allora rimase schiava del militarismo e diventò un complesso di caserme, depositi e fortificazioni, e la laboriosa popolazione fu costretta a vivere – tra fasti e splendori militari – una vita parassitaria intorno alla guarnigione della piazzaforte.

Nel 1707 la città viene assediata e saccheggiata dagli austriaci di Carlo d’Austria che vi rimasero per 27 anni fino al 1734 anno in cui furono scacciati da Carlo III di Borbone. Dal 1799 al 1815 francesi e borbonici si contesero il suo dominio, che rimase a quest’ultimi sino all’assedio del 1860-61, dopo il quale Gaeta si inserisce nella storia d’Italia scrivendo la sua ultima pagina di gloria. Il crollo della città segnò il suo tramonto con l’esodo della Corte borbonica della diplomazia, dei ministeri, della guarnigione militare e di tutto quello che costituiva le maggiori fonti di vita della popolazione.

Città illustre

Questa, in sintesi la storia passata di Gaeta e per cui fu reputata da storici e scrittori la più nobile città del Meridione dopo Napoli, tanto che il Sansovino la comprende fra le città più illustri e famose d’Italia. Ma la storia recente è piena di amarezze e di delusioni: Dall’unità d’Italia in poi essa è stata avversa a Gaeta fino a procurale l’ultimo colpo mortale col terrificante passaggio sul suo territorio dell’ultima guerra. Però Gaeta e la sua popolazione hanno imparato, in tanti secoli di civiltà, a ricominciare spesso da capo, tenacemente pur fra gli stenti e le privazioni, per risorgere a nuova vita. La storia si ripete. I figli rinnovano l’opera dei padri. Possa quest’ opera trarre l’insegnamento dall’epoca più florida della città che fu quella della sua Repubblica Marinara, epoca in cui il lavoro ed il commercio marittimo assicuravano la serenità e, con la serenità, la saggezza che consiglia oggi di scartare le utopie ed i sogni di grandezza burocratica (sogni peraltro vagheggiati e contesi dalle troppe aspiranti “city” sorgenti tra le mainarde ed il mare). Sul mare che la espresse Gaeta ritroverà le vie del divenire. Nella giustizia riaffermerà il diritto per le sue genti alla vita. Nel diritto, meritatamente esercitato, esalterà l’opera paziente e tenace di tutti i suoi figli.

DANTE PIGNATIELLOIL GIORNALE D’ITALIA – 5 marzo 1955

 

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Category: Bed & Breakfast, mare

2 – bb Gaeta IL FONDACO DEL SALE

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IL FONDACO DEL SALE

Da una ricerca fra le foto ed i testi storici della città di Gaeta

“MEMORIE STORICHE DELLA CITTA’ DI GAETA”

Conte di Castelmola D. Onorato Gaetano d’Aragona

In Gaeta  da tempi remoti esisteva un Fondaco dei sali,che fino al 1752 stava in un basso del palazzo Guastaferri: ma quando in quell’epoca il Governo dei Borboni fece costruire nel regno quattro fondaci di deposito de’ sali, che furono, Napoli, Salerno, Gaeta e Castellammare, il detto deposito passò in questo edificio che sta al largo del Municipio. Infatti, sul cornicione del fondaco di Gaeta vi è una pietra a guisa di stemma, in cui sta scritto: “Governo de’ sali de’ quattro fondaci”.

Nel restauro di esso, eseguitosi nell’anno 1872, questa pietra, per isbaglio, fu messa sul culmine del fabbricato, mentre doveva mettersi in cima al bel portone di marmo.E’ vero, che tutto il detto fabbricato apparteneva al Demanio dello Stato; ma esso  è composto da due piani. Il pian terreno è adibito a fondaco de’ sali, ed il superiore serviva per magazzino di deposito de’ grani per l’annona della città e sul cui cornicione sta scritto: “Almae Cereri“. S’ignora come dal Comune sia passato al Demanio, il quale vi ha tenuto il panificio militare fino a pochi anni fa,  quando, costruitosi nel Castello nuovo un grande panificio per la truppa, restò vuoto, ed il predetto Demanio l’ha alienato.

L’acquirente cominciò a farvi dei restauri, e nel demolire un muro intermedio, trovò una cassa di marmo rettangolare lunga due metri e larga ed alta una rotta nel lato sinistro, che ivi era stata posta a base del muro. Dalle iscrizioni che vi stanno scolpite risulta essere questo il sepolcro di Bartolomeo de Uliaris da Padova Abate Cassinese della Trinità di Gaeta morto il 16 aprile 1396. La cassa è stata trovata vuota, e chi sa come dalla chiesa del monastero sia stata costà trasportata.

foto

Interno del locale:

GAETA

QUI SI PAGANO AL MISURATORE

TORNESI TRE PER CIASCUN

TOMOLO DI SALE E COSI’ A

PROPORZIONE PER L’ALTRE MISURE PICCOLE

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Le dogane sono state ognora (1885) dipendenti dal Ministero delle Finanze. Gaeta ha avuto sempre la residenza di Capo Circolo, che si chiamava Controllore, ed ora chiamasi Sotto Ispettore, con una forza armata che ne dipende. Le Dogane si dividevano in due categorie: gabelle e privative. Quellla delle gabelle serve a riscuotere i dazi di immissione e d’esportazione, ed è servita da un ricevitore e due commessi. Quella delle privative per lo smercio dei sali e tabacchi, prima del 1873, era servita da un ricevitore e da un commesso e teneva un fondaco o magazzino di deposito e sfondacazione: ma a quell’epoca, serve a solo deposito dei sali per somministrazione ai grandi magazzini di sfondacazione, che sono Gaeta stessa, Sessa, Avezzano, ed al suffondaco di Formia, ed è servito da un ricevitore e da un controllore. Il magazzino di sfondacazione di Gaeta pei detti sali e tabacchi, sito al largo del Duomo, e che provvede di questi generi i botteghini di venditori al minuto è servito da un ricevitore, che si chiama magazziniere.

Olio su tela di Frans Vervloet
Una stampa del 1860
Olio su tela di Frans Vervloet 1849 – il Fondaco del Sale ed il Palazzo Reale

– Il fabbricato fu costruito sicuramente prima del 1752, e come prima destinazione ebbe quella di nuova sede del Fondaco di deposito dei sali, che durò fino al 1860-61 quando la sede di Gaeta, fu trasferita per necessità logistiche ed altre a Formia.

Durante l’assedio di Gaeta passò dal Comune al Demanio che vi tenne il panificio militare fino al 1870,quando nel Castello venne costruito un altro grande panificio per le truppe dello Stato Italiano da poco costituitosi.

 

Tratto dalla rivista “GOLFO FLASH” del 15/7/1975 – direttore DANTE PIGNATIELLO

La ricerca che “Golfo Flash” sta compiendo di vecchie ma belle fotografie dei centri del sud Pontino – ed alla quale invitiamo anche i lettori, ai quali restituiremo subito integre le foto che vorranno cortesemente farci riprodurre – è stata particolarmente fortunata questa volta. Questo “Flash Bach” di Gaeta è infatti assolutamente raro ed originale e risale al 1906, uno degli anni della “belle epoque”della città. Non è una veduta, ma un particolare che dimostra come allora la città primeggiasse anche nelle sue attrezzature commerciali. Ecco infatti, nella fotografia messaci gentilmente a disposizione dal Signor Rocco Parrella – il ricordo di quello che era uno dei “grandi magazzini” della città, di quelli che oggi si chiamano, con un brutto termine, “supermercati”. Si tratta del “Bazar” del quartiere Sant’Erasmo, ricco di belle ed artistiche vetrine e che era allogato nei saloni dell’antico Palazzo del “Governo dei Sali”, al centro della attuale Piazza Traniello, e che si chiamava, forse con un po’ di pomposità “Gran Bazar Universale” nel quale si poteva comprare di tutto. Un ricordo della prosperità e della animazione della vita cittadina di allora.

 

Giuseppe Collaro,

 

Nato a Gaeta il 10 gennaio 1856, morto il 23 maggio 1923. Proprietario del “Gran Bazar Universale” fondatore e sovvenzionatore di una delle Bande musicali dell’Epoca.

 

 

< – >

Tratto dalla “GAZZETTA DI GAETA” DEL 25/05/1981 diretta da GAETANO ANDRISANI

La presenza a Gaeta dei militari del presidio e della squadra navale dà occasione alle bande ed alle fanfare dei vari corpi di tenere in piazza alternativamente con quelle locali o fatte pervenire da fuorinelle grandi ricorrenze.Non di rado sono almeno due i complessi tra i più rinomati dell’epoca ad esibirsi ininterrottamente uno dopo l’altro, su opposti palchi, quasi a gara, mentre il popolo giudica l’esecuzione dei vari pezzi musicali con applausi appassionati più o meno intensi. Alla direzione delle bande cittadine (quasi sempre due per la nota suddivisione tra i rioni S. Erasmo e Borgo, quest’ultimo comune autonomo dal 1897 al 1927 con il nome di ( Elena) si susseguono i maestri Tommaso Villani, Armando de Conca ed il Cav. Ercole Montano, In Gaeta storica, Giuseppe Pellegrino, Cosmo Percuoco ed Erasmo Ciano in Elena, in seguito sezione Portosalvo di Gaeta.

Nella città cinta da mura la banda musicale viene finanziata da un facoltoso mecenate, il signor Giuseppe Collaro, proprietario del “Gran Bazar Universale” , il più grande magazzino dell’epoca, sito nei locali dell’antico Fondaco del Sale, in cui si può comperare di tutto. Un certo Cristofaro ne è il factotum e le ricche vetrine sono date in affitto agli espositori di altre ditte della Città. I fotografi Santoro-Camelio ne hanno appunto una a disposizione, ma si ricorda particolarmente quella contenente una vistosa bambola detta “Mammandran” (mamma grande). In un basso di palazzo Gattola-Migiarra in piazzetta del Leone (a fianco del Municipio) gli allievi musicanti frequentavano un apposita scuola sovvenzionata dal sig. Collaro, che provvede all’acquisto degli strumenti, ma non mancano i sussidi comunali. E’ così che la banda cittadina raggiunge un buon livello di preparazione e nei vicini paesi come Cellole, Carinola, Sessa, Minturno ed Itri, era richiesta per le festività religiose.

RICORDI DI MARIA CIVITA COLLARO

Il 23 maggio 1923 moriva Giuseppe Collaro all’età di sessantasette anni, la giovane vedova, Sasso Maria Assunta, aveva 23 anni, e con l’unica figlia nata dal matrimonio Maria Civita di appena due anni, si trovò da sola a gestire un attività commerciale, che negli anni precedenti era molto fiorente.

Nel 1925, il 25 del mese di gennaio, Maria Assunta Sasso, si risposava con un giovane siciliano della sua stessa età, 26 anni S.B., ex maresciallo degli Arditi. Purtroppo il nuovo matrimonio, non durò a lungo , infatti nel marzo 1926 S.B. dopo aver dilapidato tutte le ricchezze della famiglia, espatriò per il nuovo mondo, recandosi in Argentina. Rimasta sola, delusa e preoccupata per il futuro della piccola figlia Maria Civita,  Assunta Sasso, chiude il Gran Bazar Universale ed affitta il locale e l’appartamento sopra di esso, a Giovanni Traniello, che lo trasformò in Caffè. In quell’epoca non si chiamavano Bar, esistevano ancora i nomi italiani, era nato il “GRAN CAFFE’” di Giovanni Traniello, che per ben trent’anni fu uno dei locali più rinomati di Gaeta S. Erasmo.

GRAN CAFFE’

BAR PARRELLA

Anni sessanta, le foto del “BAR PARRELLA” aperto nel mese di marzo 1959 dalla figlia di Giuseppe Collaro, Maria Civita Collaro. La prima in bianco e nero mostra il bel portale in marmo citato dal Conte di Castelmola, nel Libro “Memorie storiche della città di Gaeta“. La seconda a colori, tratta da una cartolina del periodo, una suggestiva veduta estiva di Piazza Traniello, non ancora assediata dal traffico e dalle infrastrutture mobili o fisse dei locali di oggi.

Veduta del 1964

 1973 – Maria Civita Collaro e Rocco Parrella hanno deciso di affittare il locale e chiudere il “BAR PARRELLA”, in quanto nessuno dei sette figli aveva intenzione di continuare l’attività. Finalmente dopo tanti anni di duro lavoro, (gestire un locale pubblico è molto impegnativo), Rocco si alzava alle cinque del mattino per accendere la macchina del caffè,  si rasava la barba, e poco dopo apriva il locale che chiudeva solo a tarda sera. Il periodo più fiorente è stato quando dalla Francia si trasferì a Gaeta il Comando della VI° Flotta Americana, che ancora oggi è presente con la sua nave ammiraglia attraccata al Molo S. Antonio. Nel 1967 la nave ammiraglia era la USS LITTLE ROCK con un equipaggio di 992 unità, tra marinai ed ufficiali. Gaeta non era ancora pronta con locali come Night Club e  American Bar, per cui la maggior parte dei giovani militari in libera uscita, affollavano il “BAR PARRELLA“.

Ristorante Alla Saliera

Era il 14 marzo 1973, quando un giovane imprenditore della provincia di Caserta, rileva l’attività di Rocco Parrella ed apre il Ristorante ” Alla Saliera“. Inizia un altra storia che durerà per circa trenta anni, Mario la Saliera, come tutti lo chiamavano, fino al 2003.

e la Storia continua

 

3 aprile 1997                                                                                  

Giuseppe Pignatiello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Stemma ballerino

Nel 1752 il Governo dei Borboni fece costruire nel Regno delle Due Sicilie, quattro Fondaci di Deposito dei Sali, che furono, Napoli, Salerno, Gaeta e Castellammare, quello di Gaeta si trovava al centro dell’attuale Piazza Traniello. Infatti sulla facciata, vi è una pietra a guisa di stemma, in cui sta scritto: “Governo de’ sali de’ quattro fondaci”.

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1920 FOTO STEMMA ALTO SENZA SCRITTA

Nel restauro, eseguitosi nell’anno 1872, questa pietra fu spostata, dalla  cima del portone di marmo, al culmine del fabbricato.

Nel 1931 quando fu ristrutturato il secondo piano,

fu ricollocato nella sua posizione originale.1931 CAFFE TRANIELLO

portale la Saliera

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3 – BARTOLOMEO de ULIARIIS

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 Il Cardinale

Bartolomeo de Uliariis

 Legato Apostolico  a  Gaeta dal 1393  al 1396

Da una ricerca fra le foto ed i testi storici e  sul Web

Nell’estate del 1996, in  visita al Castello Angioino di Gaeta, da poco sistemato ed aperto al pubblico, era un evento importante per chi era nato a Gaeta. Il famoso carcere militare, che  si sentiva nominare solo nei film “ Ti mando a Gaeta”.   Era impenetrabile, zona militare, solo se ci si accostava dal lato mare con la barca “ gira al largo, gira a largo” le voci dei soldati di guardia. Dopo  40 anni, avevo la possibilità di vedere cosa nascondevano le sue mura. Fu che in quel’ occasione che acquistai un libro che parlava della storia della nostra città. Un caso,  ma fra le prime pagine aperte  “ il fondaco dei Sali ”, conoscevo bene cosa era, il suo stemma si trova sulla facciata del palazzo in cui abito dal 1979. Quello che mi colpì, che 120 anni prima durante dei lavori, era  stata trovata una cassa di marmo, il sepolcro di un Abate “Bartolomeo de Uliariis da Padova”. Dovevo conoscere la sua storia, perché era a Gaeta, chi era, anche perchè  alcune persone anni prima mi avevano raccontato che stranamente fra quelle mura vedevano in sogno un monaco, uno bravo, che dava i numeri da giocare al lotto o raccontava delle storie………………………….………… ecco cosa ho trovato sfogliando  la storia.

Per visualizzare i siti  CLICCA  sul  LINK (Fonte)

“MEMORIE STORICHE DELLA CITTA’ DI GAETA”

Conte di Castelmola D. Onorato Gaetano d’Aragona
CAPO XIV

<< Qui, in Gaeta  da tempi remoti esisteva un Fondaco dei sali,che fino al 1752 stava in un basso del palazzo Guastaferri: ma quando in quell’epoca il Governo dei Borboni fece costruire nel regno quattro fondaci di deposito de’ sali, che furono, Napoli, Salerno, Gaeta e Castellammare, il detto deposito passò in questo edificio che sta al largo del Municipio.

Infatti, sul cornicione del fondaco di Gaeta vi è una pietra a guisa di stemma, in cui sta scritto: “Governo de’ sali de’ quattro fondaci”.

1 Stemma

Nel restauro di esso, eseguitosi nell’anno 1872, questa pietra, per isbaglio, fu messa sul culmine del fabbricato, mentre doveva mettersi in cima al bel portone di marmo. E’ vero, che tutto il detto fabbricato apparteneva al Demanio dello Stato; ma esso  è composto da due piani.

2 stemma in alto

 Il pian terreno è adibito a fondaco de’ sali, ed il superiore serviva per magazzino di deposito de’ grani per l’annona della città e sul cui cornicione sta scritto: “Almae Cereri“. S’ignora come dal Comune sia passato al Demanio, il quale vi ha tenuto il panificio militare fino a pochi anni fa,  quando, costruitosi nel Castello nuovo un grande panificio per la truppa, restò vuoto, ed il predetto Demanio l’ha alienato.

3 1860     4 palazzo nardone

“Sul lato destro del fabbricato, la condotta che serviva per caricare i carri di grano”

L’acquirente cominciò a farvi dei restauri, e nel demolire un muro intermedio, trovò una cassa di marmo rettangolare lunga due metri e larga ed alta una rotta nel lato sinistro, che ivi era stata posta a base del muro. Dalle iscrizioni che vi stanno scolpite risulta essere questo il sepolcro di Bartolomeo de Uliaris da Padova Abate Cassinese della Trinità di Gaeta morto il 16 aprile 1396. La cassa è stata trovata vuota, e chi sa come dalla chiesa del monastero sia stata costà trasportata. >>

Il Cardinale Bartolomeo de Uliariis

5 scritta bartolomeo

(Fonte)http://it.wikipedia.org/wiki/Bartolomeo_Uliari

Il chiostro del Convento di Ognissanti in Firenze

(Fonte) http://www.flickr.com/photos/d_cherubini/3179746565/

<< Di origine padovana, apparteneva all’Ordine francescano, fu nominato vescovo di Ancona nel 1381. Nel frattempo a Firenze si era in cerca di un nuovo vescovo dopo l’elezione dell’Acciaiuoli a cardinale, ed i nomi più caldeggiati erano Luigi Marsili, Francesco Zabarella o Onofrio Visdomini, personaggi legati in diversa maniera alla città, ma nella sorpresa generale fu nominato Bartolomeo Uliari da papa Urbano VI  il 9 dicembre 1385.

Sebbene fosse un personaggio con un’alta fama in teologia e lettere, fu ignorato dalla città, tanto che Angelo Acciaiuoli continuò a svolgere l’attività di vescovo almeno fino al 1387.

Allora  papa Bonifacio IX, non volendo forzare una situazione delicatissima in città fatta di un fragile equilibrio fra le fazioni rivali, decise di nominarlo cardinale e nunzio apostolico a Napoli, dove era rifugiato lo scismatico antipapa Clemente VII. (18 dicembre 1389, con il titolo di cardinale presbitero di Santa Pudenziana).

Un bassorilievo che lo rappresenta si trova sotto l’Altare della tomba di Sant’Antonio da Padova nella omonima basilica. >>

Il titolo cardinalizio di Santa Pudenziana, (fu eretto intorno nel 112 da papa Alessandro I in sostituzione di quello di San Pudente che insisteva sul luogo dove aveva dimorato intorno al 42 San Pietro).

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BARTHOLOMAEUS DE ULIARIIS

 

 

(Fonte) ARALDICA VATICANA

http://www.araldicavaticana.com/cardU.htm

 

The Cardinals of the Holy Roman Church

Biographical Dictionary
Pope Boniface IX (1389-1404)
Consistory of December 18, 1389 (I)

 

<< Nato a Padova nel 1320 circa, da una famiglia illustre . Figlio di Michele de Uliariis, aveva tre fratelli , Iacopo , Francesco e Bondo , che era il 19 ° abate del monastero benedettino di Mosacio . Il suo cognome è anche conosciuto come Juliari , Giuliari , Oleari , Uliari , Uliarii , Ularii , Ulariis , Uliario , Oleari , Oléaris , Olieri e Olivieri .

Lo  chiamavano anche “ il Cardinale Padovano” .

Studiò presso l’Università di Padova (Divina ed Umane Scienze ed ottenne il dottorato in  filosofia) . Entrato nell’Ordine dei Frati Minori ( Francescani ), presso il convento di Padova  annesso al monastero che è la basilica di S. Antonio di Padova. Ha conseguito il dottorato in diritto canonico ( decretorum ) e probabilmente anche in teologia.

 Ha insegnato in diversi conventi del suo ordine . Tra le opere da lui scritte ci sono: Quodlibeta Theologica , (oggi perduto) ; Commentaria in quatuor Evangelia , e Sermones de Tempora , et de Sanctis . Cercando di porre rimedio ai problemi dottrinali e morali causati dal Grande Scisma in Italia , si dedicò alla predicazione in diverse città e paesi della Lombardia, Toscana e Marche .

Nel 1380, alla morte del vescovo di Ancona , Giovanni Tedeschi   pregò il Papa Urbano VI , di nominare Bartolomeo Oleario , come suo successore .

 Il pontefice acconsentì alla richiesta,  e Bartolomeo Oleario (Uliariis). fu eletto vescovo di Ancona nel 1381 . A causa dei tumulti causati dagli scismatici , dovette rifugiarsi in Toscana.

Fu  nominato arcivescovo di Creta nel 1383 , ma non è riuscì ad occuparne la sede .

Nel 1385 , predicò a Firenze dove era molto stimato dai cittadini . Quando il cardinale Angelo Acciaioli lasciò la sede di Firenze , il popolo proclamò  Bartolomeo de Iuliariis,  suo nuovo vescovo, e Papa Urbano VI  approvò l’elezione . Fu trasferito alla sede di Firenze, dal 9 Dicembre 1385 ed occupò la sede fino alla sua promozione a cardinale , nel frattempo ha mantenuto la sede di Ancona.

 Fu ordinato cardinale prete di S. Pudenziana nel concistoro del 18 Dicembre 1389

 Nel 1393 è stato nominato primo abate commendatario dell’abbazia di S. Cristoforo di Castel di Durante, nella diocesi di Urbino.

 Poco dopo in quello stesso anno , fu nominato Legato nel regno di Napoli , un feudo della Santa Sede , il cui re era Ladislao , figlio del re Carlo III di Durazzo .

Il papa, volendo restituire il regno all’obbedienza del re Ladislao e per fermare la divisione interna causata dallo scisma , mandò il cardinale Bartolomeo De Iuliariis come suo legato a Napoli , con ampi poteri .

 Il cardinale aveva avuto molto successo nella sua missione e fu inviato anche a Gaeta , dove il re Ladislao aveva cercato protezione. Mentre era a Gaeta , gli è stato chiesto dal Papa di recarsi dal re Martino I di Sicilia , che aveva favorito il partito del antipapa Benedetto XIII , per invitarlo a Roma. Quando il cardinale stava per lasciare Gaeta per la sua nuova missione , si ammalò gravemente e morì il 16 aprile 1396. Il funerale ha avuto luogo nella chiesa dei Francescani, dove è stato sepolto. >>

(Fonte) – http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1389.htm

 7 notizie istoriche libro

 NOTIZIE ISTORICHE DELLE CHIESE FIORENTINE

TOMO SEFTO

>> Il quarto Cardinale tra nostri Vescovi fu, Bartolommeo Uliari da Padova Frate dell’ Ordine de’ Minori, ma non Generale, come per isbaglio affermò l’ Ughelli e dietro di lui il Cerracchini.

Dal Vescovado d’Ancona passò alla Sede Fiorentina nel 1387, per l’elezione di Bonifazio IX, che lo creò Cardinale nel 1389, per rimunerazione de singolari meriti fattisi colla sua singolare dottrina, ed ammirabile integrità di costumi. Per la brevità del suo governo in Firenze, scarse memorie di lui si hanno, ci è però rimasta  una lettera della Repubblica scritta ai Veneziani da Coluccio Salutati, la  quale in poco contiene tale Elogio di questo Vescovo, che ci costringe a credere che egli si facesse de’ gran meriti coi Fiorentini, il principio della lettera è il seguente:

Magnifici ist Excelfi Domini Fratres & Amici ChariJJlmi Renjerendus in Chriflo F Bartol Epifcopus Nojler vir tutibus & fantlitate fua tantum apud Kos claruit at que claret quod uni verfus Nojler Populus ipfum non fo lum rendere tur ut Fraefulem fed tamqttam fuum diligit Genitorem & in tali tantaque redundantia charitatir quod non contenti fumus ipfum in fua fola perfona dili gere fed ex immenjìtate fernjoris etiam ad fibi coniunElas oportet Nos huiufmodi diletlionis incendi um ampliare qua jropter fac Datum Fior 25 Decembrit 12 Ind 1388 fac Datum Fior 25 Decembrit 12 Ind 1388

 Dal suddetto Pontefice, l’Uliari fu mandato   a Napoli, come  Legato Apostolico acciocché procurasse alla Chiesa la riunione, ed ubbidienza di quel Regno che se n’era separato nello Scisma cagionato dall’Antipapa Clemente VII ma in quella legazione egli morì in Gaeta e fu sepolto nella Chiesa dei suoi Frati con un epitaffio in lapida, che contiene parecchi versi e la seguente memoria <<

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Foto  da una ricostruzione amatoriale che non costituisce fonte storica

STORIA E LETTERATURA

RACCOLTA DI STUDI E TESTIda pag. 237 a 254
di Augusto Campana
Augusto Campana  (Santarcangelo di Romagna, 22 maggio        19067 aprile    1995) è stato scrittore della Biblioteca Apostolica Vaticana, professore incaricato (dal 1951) alla Scuola Normale di Pisa; dal 1960 professore di ruolo nelle Università di Urbino e dal 1965 al 1976 presso la «Sapienza» di Roma.

>> diBartolomeo Uliariopadovano, nato a quanto sembra intorno al 1320, dei Frati Minori, maestro di teologia e di diritto canonico nel suo convento, oratore sacro, Vescovo di Ancona dal 1381, poi di Firenze dal 1385 al 1389, fatto Cardinale il 18 dicembre di quell’anno, morto a Gaeta il 16 aprile 1396, non importa qui parlare a lungo. (1) Ma alle notizie della sua carriera ecclesiastica, si può aggiungere che, tra Ancona e Firenze, era stato nominato Arcivescovo di Creta, ( sede che non poté effettivamente occupare),conservando in Commenda la sede di Ancona.

Il Cardinale Padovano,  morì in quella legazione, a Gaeta, il 16 aprile 1396. Questa data è accertata dall’epitaffio, che si dice conservato nella Chiesa dei Frati Minori di Gaeta, (San Francesco) ma che invece è andato distrutto da lungo tempo. Bastano le notizie fornite sulla Chiesa e Monastero da Onorato Gaetani d’Aragona –  “Memorie storiche della città di Gaeta” (1885) e dal Monsignore Salvatore Leccese, che mi conferma che del Monastero non resta traccia e ne segnala una antica descrizione. (allegato 2)

BOLLA di Urbano VI – Genova 4 dicembre 1385 – il papa Urbano VI ordina al Capitolo della Chiesa di Ancona di prestare obbedienza a Guglielmo de Vinca, monaco del Monastero di Subiaco, vescovo eletto, da lui nominato alla sede di Ancona in seguito al trasferimento di Bartolomeo Uliari, già vescovo di Ancona, poi trasferito alla sede Arcivescovile di Creta, con la concessione in commenda, ed ora trasferito alla sede Vescovile di Firenze, con revoca della detta commenda. Dichiara di approvare, la sentenza che il nuovo vescovo emetterà contro i ribelli.

(1 )- Bastano le notizie fornite sulla chiesa e monastero, da O. Gaetani D’aragona Conte di CastelMola >>

10 libro a campana

NOTIZIE di Girolamo Gattola sulla Tomba
del Cardinale Padovano

<< Un erudito locale,della seconda metà del secolo XVIII Girolamo Gattola, lasciò tra l’altro una voluminosa opera inedita “ LE MEMORIE ISTORICHE DELLA FEDELISSIMA CITTA’ DI GAETA” qui pubblicò il passo in cui è descritta la tomba del Cardinale Padovano, nella chiesa di San Francesco e sono riportate le sue iscrizioni. Queste come si è detto sopra, sono conosciute  anche da altre fonti, ma la descrizione del monumento,andato totalmente perduto, è forse la sola che rimane.

Mi servo del manoscritto, che sembra autografo, dalla biblioteca dell’Abbazia di Monte Cassino, mss 854-855, vol II, ss 187v – 188r. – Un’altra copia è posseduta dal Mons. Salvatore Leccese a Gaeta. Una terza la possedeva Pietro Fedele; andata perduta nelle vicende belliche che distrussero nel 1943 le collezioni da lui conservate presso la Torre di Pandolfo Capodiferro, alla foce del Garigliano. >> 

 11 pergamena

(25) – G. GattolaMemorie Istoriche della fedelissima città di Gaeta, II vol. pag.  307 copia Leccese

12 leoni di Bartolomeo Uliaris

Cortile dell’Oratorio Salesiano – la casa del Mons Guerra con i due Leoni

 Sulla cassa sono scolpite le arme (gentilizie canc.) di questo Porporato ed attorno si legge la seguente iscrizione:

 HIC IACET REVERENDISS IN CHRISTO PATER D. BARTHOLOMAEVS DE VLIARIIS DE PADVA

 DEI GRATIA TITVLO S PVDENTIANAE PRAESB CARD PADVANVS

REGNI SICILIAE APOSTOLICAE SEDIS LEGATVS  QVI OBHT

 DIE XVI APRILIS ANNO MCCCXCVI

INDICTIONE VI 310

 

Nel frontispizio poi della medesima cassa leggesi in versi questa altra iscrizione

 VNICA CARDINEI FUERAS

 CARDINALIS PADUANI PERSUASIO

 AD SER COLLUTIUM

 UT EPISTOLAS SUAS RECOLIGAT

 COMMENDANS STILUM

 SUUM IPSUMQUE CASSIODORO ANTEPONENS

(Fonte)  Classical Mediaeval and Reinassance Studies in honor of Berthold …_

 NELLA NAVIGAZIONE CI SONO ALCUNE PAGINE IN BIANCO OCCORRE SALIRE O SCENDERE PER LEGGERE IL TESTO

  Dal capitolo 13  delle “MEMORIE STORICHE DELLA CITTA’ DI GAETA”

 Conte di Castelmola D. Onorato Gaetano d’Aragona

 MONASTERO S. FRANCESCO

  13 san francesco 1809

<< La costruzione di questo tempio rimonta ai principi del XIII secolo, e le locali cronache dicono, che lo stesso S. Francesco avesse in quel sito edificato una piccola chiesa con poche stanze, in una delle quali abitava; ma nell’anno 1285 re Carlo II d’Angiò fece ampliare la chiesa ed il convento.

Lo stile della sua architettura era di gotico acuto, ma svisato da aggregazioni inconsulte fatte dai Padri osservanti dell’ordine Francescano. Molte nobili famiglie gaetane vi tenevano le loro cappelle gentilizie, fra le quali primeggiavano sei di casa Gattola, ed in una di esse presso l’altare di S. Francesco stava un superbo sarcofago di marmo di Riccardo Gattola –  Vi erano le cappelle dei Gaetani, Guastaferri, Ceccano, Mostaca, ecc. In essa era eretto il Real Monte di S. Giacomo deli Spagnoli.

Ma nel 1809 la soppressione di questi enti regolari fece ridurre al nulla la chiesa, e quei monumenti furono gettati sulla pubblica via. Il monastero fu destinato ad ospedale militare. >>

 

LE CHIESE DI GAETA

di G. Allaria

  SAN FRANCESCO

<< Secondo una pia tradizione, peraltro confermata da storici contemporanei, “ valde hunc dilexit Franciscus”, – dice il Widding, la prima chiesetta fu costruita nel 1222 dallo stesso Santo: in essa “ il Santo si ritirava a pregare, dopo aver martoriato la propria carne sulle spine di una siepe vicina”

Si trattava di una modestissima costruzione di pietra locale , senza alcun ornamento; era poco più grande di una normale stanza. Accanto erano poche camere ove riposava brevemente il Santo, con i suoi compagni, dai gaetani vivamente sollecitato a sostare nella loro città.

Nel 1285 Carlo II d’Angiò ampliò la primitiva costruzione ,accogliendo le richieste dei sudditi;e, ammirato per la devozione del popolo e per l’opera ammirevole dei frati, la volle di suo patronato, imponendo le proprie armi sul portone del Tempio.

Nel 1295, come umile francescano, venne a Gaeta S. Ludovico di Francia, che, con offerte sollecitate e con donazioni ottenute anche in virtù del prestigio personale, completò la fabbrica della Chiesa e del Convento: la vecchia chiesetta, così cara al cuore dei gaetani, fu conservata e divenne poi l’oratorio.

Alla chiesa giunsero offerte sempre più consistenti e donazioni cospicue, come il lascito testamentario di MARIA MOSTACA, del maggio 1357; la straordinaria munificenza della ricchissima donatrice si spinse fino a finanziare l’invio di una persona in pellegrinaggio “ ad Sanctus Franciscum de Assisio”- Volle essere sepolta, con il saio della povertà, lei che tutto aveva avuto.

Nella chiesa ebbero sepoltura nobili, in maggioranza spagnoli:

“ Calandosi dal Chiostro per venire in questa chiesa, prima dell’ingresso al coro, si vede un magnifico e fastoso sepolcro di marmo eretto al Cardinale Bartolomeo de Uliariis della città di Padova, legato pontificio, spedito, siccome voglio io credere, in Gaeta, dove nell’anno 1396 dominava il re Ladislao colla sua corte,  e quivi nel dì 16 aprile del detto anno la morte venne a visitarlo. La cassa, in cui fu collocato, poggiava sopra il dorso di due leoni anche di marmo, li quali ai tempi nostri sono stati trasportati sopra il convento per ornamento di una fontana, sicchè ora sta situata sopra una base di fabbrica. “

Anche le cappelle gentilizie erano numerose e godevano di rendite cospicue con obbligo di messe; i Transo, tra gli altri, vi avevano una cappella nella quale erano solito seppellire tutti maggiori esponenti della famiglia. Poi, senza alcun motivo, a nostro avviso, che la scomparsa delle nobili famiglie spagnole e con un pressoché completo abbandono da parte dei facoltosi gaetani, più disposti al mantenimento “ delle esposite” e dei poveri affidati alle cure della Annunziata, la chiesa di San Francesco non ebbe più elemosine sufficienti al suo mantenimento.

La bella chiesa fu trascurata ed il convento, si spopolò di novizi e di frati. Comunque, restò sempre aperta al culto fino al 1809, anno nel quale i francesi lo adibirono ad ospedale militare il convento, “ sconvolgendo e distruggendo anche le tombe e le cappelline della chiesa”; e quando anche il monastero fu insufficiente a ricevere i feriti e gli ammalati del Battaglione  Provinciale, ad essi fu offerta la chiesa di San Martino, che fu occupata.

La chiesa spogliata e violata, fu usata come deposito di paglia e rifornimentidelle truppe francesi, che ormai dominatrici nella città, spadroneggiavano nel Tempio devastato.   >>

 

Bibliografia . Aranci , Gilberto . ” I cento cardinali di Firenze . Serie cronologica . ” a Firenze EI Suoi cardinali : studi offerti al carta . Silvano Piovanelli del Titolo di S. Maria delle Grazie a via Trionfale , Arcivescovo emerito di Firenze , in Occasione del XX anniversario dell’elevazione alla Dignità cardinalizia , 1985 , 25 maggio , 2005. A cura di Gilberto Aranci ( Firenze : Pagnini Editore, 2005 ( Pubblicazioni dell’Archivio Arcivescovile di Firenze ; Studi e testi , 9 ) ) , p . 30 , n. 4; Berton , Carlo. Dictionnaire des Cardinaux , contenant des nozioni générales sur le cardinalat , la nomenclatura completa … , des Cardinaux de tous les temps et de tous les pays … les détails biographiques essentiels sur tous les cardinaux … de longues études sur les cardinaux célèbre …. Parigi : J.-P. Migne , 1857 , Edizione in facsimile . Farnborough , Gregg , 1969 , col. 1285 , Campana , Augusto . “Lettera del cardinale padovano un Coluccio Salutati ” , in: classica , medievale e rinascimentale . Studi in onore di Berthold Louis Ullman , a cura di Charles Henderson jr , II , ( Edizioni di Storia e Letteratura : Roma 1964 ) . , P . 237-254 ) , Cardella , Lorenzo . Memorie storiche de ‘ cardinali della Santa Romana Chiesa . Roma : Stamperia Pagliarini , 1793 , II , 314 ; Chacón , Alfonso . Vitae , et res gestae Pontificvm Romanorum et SRE Cardinalivm ab initio nascentis Ecclesiae vsque annuncio Vrbanvm VIII . Pont. Max . 2 volumi . Romae : Typis Vaticanis , 1630 , II , col. 706-707 , n. 2; Cristofori , Francesco . Cronotasi dei Cardinali di Santa Romana Chiesa . Roma : Tipografia de Propaganda Fide , 1888 , p . 132 , uova , Georgius Josephus . Purpura docta , seu , Vit vitae, legationes , res gest vitae, obitus , scitu aliaque , ac memoratu Digna , & c . S.R.E. Cardinalium . Sei libri in tre voll . Farnborough , Hants , Inghilterra : . Gregg Internazionale , 1970. Originariamente pubblicato : Francofurti : Prostant & veneunt apud Joannem Georgium König , 1714, II , 497-498 : ” Essai de Lista générale des cardinaux VI Les cardinaux du Grand schisme ( 1378-1417 ) Annuaire Pontificio Catholique di Parigi 1931 : . . . . Maison de la Bonne Presse , 1931, p 137 , no 2; Eubel , Conradus e Gulik , Guglielmus van Hierarchia Catholica Medii Aevi Volumen I ( 1198-1431 ) Monaco di Baviera : . . . . . Sumptibus et Typis Librariae Regensbergianae , 1913 , ristampa , Padova : Il Messaggero di S. Antonio , 1960 , pp 25 , 46 , 88 e 250; Gams , Pio Bonifazio Series Episcoporum Ecclesiae catholicae 3 v in 1 Graz: . . . . . Akademische Druck – u Verlagsanstalt , 1957, p 665 e 749 , Moroni , Gaetano Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica da S. Pietro sino ai Nostri Giorni 103 voll in 53 Venezia : . . . . . Tipografia Emiliana , 1840-1861 , XLVIII , 287 , Venezia , Giafrancesco da “Fra Bartolomeo degli Uliari . “La Resegna Nazionale , LIX ( 1891) , 776-787 .

Links . La sua incisione , Biblioteca , Archiginnasio di Bologna , Bologna , Italia , e la stessa incisione e le sue braccia .

( 1) Questo è secondo tutte le fonti consultate tranne Eubel , Hierarchia Catholica Medii Aevi , VI , 25 , 46 , 88 e 250 , che dice che è entrato all’Ordine di San Benedetto ( Benedettini ) . Niether Umberto Betti , I cardinali dell’Ordine dei Frati Minori . Presentazione di Alberto Ghinato . Roma : Edizioni Francescane , 1963. ( Orizzonti Francescani . Collana di cultura francescana , 5 ) , né Remigius Ritzler , “Io cardinali EI papi dei Frati Minori Conventuali . ” Miscellanea Franciscana , LXXI ( Gennaio – Giugno 1971) , Fasc . I- II , lo elenca tra i cardinali francescani.
( 2 ) Chacón , Vitae , et res gestae Pontificvm Romanorum et SRE Cardinalivm , II , col. 707 , che dice che era un francescano conventuale , indica che i seguenti due iscrizioni sono state collocate sulla sua tomba :

Gaeta, 26 dicembre 2013

Giuseppe Pignatiello

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4 – B&B IL GERANIO – GAETA

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Frans Vervloet (1795 – 1872)

Frans Vervloet (1795 – 1872)

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6 – Bed and Breakfast Gaeta – INFO

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B & B ” Il Geranio”

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Commenti disabilitati su 6 – B&B Geranio – Mared’amare –>ENTRA<--

“Mared’amare” è il sinonimo del “Parco Papardò” – L’amore per il mare e l’ambiente che gli fa da cornice.
La bellezza dei fiori e della superba flora mediterranea regna sovrana in un paesaggio di rara bellezza in cui si ha la sensazione di trovarsi su un isola. Sulla Via Flacca si trova l’accesso alla spiaggia della “Arenauta” (sabbia alta) un insenatura dalla quale puoi ammirare sull’orizzonte le isole di Ponza, Ventotene, Palmarola e Santo Stefano.

Papardò Loc. Arenauta – Via Flacca km. 23.850

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Dante Pignatiello

Giornalista

Dante Pignatiello è nato a Gaeta, (14/10/1924 – 02/04/2000) dove è vissuto ed ha svolto per oltre un  cinquantennio una continua attività nel campo del giornalismo della carta stampata, della radio e della televisione. Impegnato a tutti i livelli, tra i molti incarichi assolti, nei vari periodi, annovera quelli di corrispondente de ” Il Momento”, del “Corriere della sera”, de ” Il Mattino”, de ” Il Giorno” e de ” Il Messaggero”, oltre che di corrispondente per il Sud Pontino della ” Agenzia A.N.S.A.” e della “RAI * Radio Televisione Italiana”. Per 30 anni è stato corrispondente del quodiano “Il Tempo”. Iscritto all’Ordine Nazionale dei giornalisti dal 1951, è stato uno dei decani del giornalismo della provincia di Latina. Dalla sua lunga esperienza professionale ha acquisito una personale tecnica espressiva che lo ha distinto per l’efficacia della comunicabilità.

Fondatore e direttore della rivista “Golfo Flash” ha svolto anche una intensa attività  di operatore culturale. Autore di molti “scoop” giornalistici e di “reportage” , ripresi anche dalla stampa internazionale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e diversi premi giornalistici. Dante Pignatiello è stato impegnato per anni nella divulgazione dell’immagine  della provincia pontina., ed in particolare di Gaeta, con saggi ed inserti pubblicati su riviste, antologie culturali ed anche su alcune enciclopedie italiane.

“Gaeta Dossier 90” stampato dalle Edizioni Albatros, raccoglie solo una parte degli oltre diecimila “pezzi” scritti , di cui oltre duemila pubblicati nel decennio 1981-1991 sul giornale “Il Tempo”. Il volume contiene i testi di una selezione di articoli e di servizi giornalistici pubblicati sulla stampa quotidiana e periodica, riviste e giornali, dalla fine della seconda guerra mondiale al 1992 e costituisce una vera antologia della vita della città di Gaeta e del comprensorio territoriale di cui fa parte. Gli articoli sono riportati nella loro originalità e quindi anche con i “refusi” e gli errori di stampa. Per ogni pezzo sono indicati la data ed il nome della testata.

“Golfo Flash” nasce nel mese di ottobre 1974, con un numero sperimentale per offrire all’opinione pubblica un panorama sintetico della vita dei centri del Golfo di Gaeta, il cui progresso è certamente legato anche ad una efficiente attività informativa. Lo scopo era quello di fermare l’obiettivo, di volta in volta, sui fatti, aspetti ed avvenimenti, così come essi si manifestavano, interpretandoli secondo il più moderno stile giornalistico e con la più ampia documentazione fotografica possibile. Stampato a cura della “La Poligrafica” di Gaeta, l’ultima edizione  è del dicembre 1976, a cui segue ,una speciale, del 25 giugno 1989 in occasione della visita del Papa Giovanni Paolo II.

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LA “TIELLA”

REGINA DELLA TAVOLA GAETANA

La “Tiella” è la regina della gastronomia di Gaeta, salita da tempo nella aristocrazia non solo locale, dei piatti pregiati e ricercati della cucina mediterranea. La “Tiella” è la famosa pizza gaetana entrata trionfalmente nel “gotha” della gastronomia italiana superando gli steccati dei “vicoli” e dei “bassi” del borgo marinaro e contadino di Gaeta. Da tutti imitata, questa pizza particolare si può gustare quasi esclusivamente nella città dove è nata alcuni secoli orsono come pietanza dettata dalle necessità. In origine costituiva una pietanza multipla, facile da consumare, senza perdere alcuna delle sue qualità, sia calda che fredda. Che si può – anzi si deve – mangiare…con le mani. Per cui non occorrono posate di alcun genere. Contadini e pescatori se ne portavano a “quarti” in campagna o in mare e serviva come pasto completo.

La “Tiella” è una pizza, ma non una pizza comune. Essa è composta da due strati sovrapposti di pasta finissima, lavorata a polso, con olio vergine di oliva. Di solito è ripiena di calamaretti o di trance di polipi, ma si prepara anche con le sardine o con gli spinaci oppure con le cipolle. Ci si può bere sopra indifferentemente vino bianco o rosso, birra oppure addirittura coca-cola, che è quanto dire della sua grande facilità di… accoppiamento. Quello che non è facile è la sua preparazione. Abbozziamo per i profani la sua ricetta. E’ quella consigliata dalla Signora Anna Scialdone, una esperta della gastronomia popolare gaetana: “Per 6 persone occurrono mezzo kilo de farina tipo zero; 20 grammi di lievito naturale, tre cucchiai di olio di oliva e circa 200 grammi di acqua tiepida con sale quanto basta. Si ponga in una scodella il lievito, il sale e l’olio e si stemperi tutto. Si aggiunga lentamente la farina, fino ad ottenere un impasto omogeneo, quindi si lavori con le mani per circa un quarto d’ora. Si spolveri poi di altra farina l’impasto ottenuto, lo si avvolga in un canovaccio mettendolo in un luogo tiepido a lievitare per circa mezz’ora. Quando l’impasto appare gonfio e cresciuto di volume, se ne prelevi la maetà e la si lavori nuovamente su di un asse con le mani. Ciò consentirà che la sfoglia, cucinandosi, rimanga sottile e friabile. Con un mattarello si spiani la pasta preparata fino ad uno spessore che non deve superare  il centimetro. Si unga una “teglia” con abbondante olio – sempre di oliva – e la si foderi con la sfoglia di pasta. Quindi si versi in modo omogeneo il ripieno che può essere di polipi, calamaretti, sardine o alici diliscate, con aggiunta di olive snocciolate, capperi, prezzemolo, qualche filetto di pomodoro e, volendo, anche peperoncino forte. Si ricopri di tutto con una seconda sfoglia di pasta uguale alla prima unendole ambedue agli orli con una leggera pressione dei polpastrelli. Si pratichino con una forchetta, tanti forellini sulla sua superficie e si cuocia a forno caldo per circa mezz’ora”. Uguali le procedure per le tielle di verdura o di altri prodotti. Quindi buon appetito per 24 ore. La “Tiella”, calda o fredda, mantiene le sue prerogative per più di una giornata. Ma attenzione: se ve la offre una donna in cerca di marito essa ha il potere di farvi cadere ai suoi piedi. Lo dice la sua leggenda, ma riguarda solo quella fatta in casa, dalle mani della stessa donna. Ma conviene, sono le migliori. Ed una donna gaetana che è brava a prepararla è brava anche in molte altre cose.

DANTE PIGNATIELLO

Tratto da Golfo-Flash edizione del 25 giugno 1989


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